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“Per la fase 2 serve un patto di comunità” : la proposta del Presidente della Provincia di Prato

Pugelli "Un territorio organizzato a reggere l’impatto della riapertura, protocolli di sicurezza e un “patto di comunità”. E

News    16/04/2020

Pubblichiamo di seguito l’intervento del Presidente della Provincia di Prato e Sindaco di Poggio a Caiano, Francesco Puggelli

Caro direttore,

in questi giorni la parola d’ordine che si sente da più parti è “ripartire”. D’altronde l’emergenza sanitaria si sta trasformando rapidamente in un’emergenza economica e finanziaria che richiede altrettanta attenzione. E’ necessario però tenere presente che la crisi economica è frutto di quella sanitaria (e non il contrario). La ricetta per la ripartenza deve quindi muovere da considerazioni sanitarie prima ancora che economiche.

Abbiamo a che fare con un virus “giovane”, le conoscenze epidemiologiche sono ancora limitate. I risultati positivi che riscontriamo sono, in gran parte, frutto del lockdown, se abbassassimo la guardia potremmo dare a questo virus nuova forza per tornare a diffondersi. Per questo più che del “quando” dobbiamo parlare del “come” ripartire. Più che ai codici ATECO dovremmo guardare alla capacità delle singole imprese di garantire la sicurezza dei lavoratori e dell’intera comunità.

Ma non basta. Ci sono altri due aspetti fondamentali: il rafforzamento delle politiche sanitarie di prevenzione sul territorio e un “Patto di comunità”.

I protocolli sanitari interni alle aziende a cui si sta pensando, con le misure e i dispositivi di tutela della salute dei lavoratori, saranno sì fondamentali, ma potrebbero non bastare perché ogni lavoratore è una famiglia, è i suoi vicini di casa, è un numero indefinito di persone con cui entra in contatto. Serve allora un territorio organizzato per reggere l’impatto sanitario della riapertura, con i Dipartimenti di Prevenzione in grado di supportare le aziende da un lato e di continuare a monitorare la popolazione dall’altro, attraverso un serio e capillare screening di massa.

Ma c’è un’ultima cosa. La fase due, la ripartenza riguarderà da vicino anche e soprattutto quello che ognuno di noi saprà mettere responsabilmente in campo. A questo serve il “Patto di Comunità”, stretto in primis tra il cittadino con se stesso, tra lui e l’amministrazione e tra questa e tutti i soggetti coinvolti: la Protezione civile, la rete sanitaria, le aziende. E all’interno di questo patto andranno valutati tutti gli strumenti disponibili: lo screening di massa, la mappatura dei positivi, e addirittura il tracciamento digitale. Si tratta di misure che impatteranno notevolmente sulla vita di ciascuno di noi, per questo sarà sempre più fondamentale il ruolo dei sindaci, primo punto di raccordo con la cittadinanza. Prato ha saputo reggere l’onda d’urto della prima fase del contagio pur avendo tutti i riflettori puntati. Oggi la nostra città può essere un laboratorio di proposte e il territorio pilota per la fase due.

Una volta che avremo i protocolli e che avremo attrezzato il territorio sarà fondamentale che ognuno rispetti il patto: il Governo verso gli amministratori locali permettendo loro di supportare i cittadini, gli imprenditori verso i lavoratori garantendo la sicurezza sul posto di lavoro e i lavoratori nel seguire le norme prescritte con la consapevolezza -tutti- che dovremo essere disposti a sacrificare, ancora per un po’, il non indispensabile.

Solo stringendo questo patto tra noi potremo affrontare il futuro.

Stringiamo questo patto. E ripartiamo



Redattore: Ufficio stampa Provincia Prato
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